Raffaela Naldi Rossano
YOU COMPLETE ME
28 Giugno – 28 Ottobre 2018

Il Museo Apparente è lieto di annunciare la presentazione della prima mostra personale di Raffaela Naldi Rossano, qui in conversazione con la curatrice Attilia Fattori Franchini.

AFF: La mostra You Complete Me al Museo Apparente prende il titolo dal testo di Paul Chan, 2010, The Unthinkable Community. Paul Chan scrive: “Community, then, is what happens when we complete ourselves. Through purpose, members of the collective come together and merge with the work they have agreed to accomplish as one.” Mi vuoi spiegare questa relazione?
RNR: Come diceva Sartre, “inizi ad esistere quando ti specchi negli occhi altrui”. Immagino qualsiasi lavoro creativo come un lavoro relazionale, tutto ciò che diamo al mondo ne è parte e contiene il potenziale continuo di trasformazione. Per la mostra al Museo Apparente, ho deciso di assemblare oggetti che condividono il destino di essere stati abbandonati nello stesso spazio, un hotel, luogo di passaggio, i quali vengono ri-definiti in una comunità.
RNR: Com’è la tua comunità immaginaria?
AFF: Trovo che il lavoro da curatrice porti sempre con se’ una spinta micro-comunitaria. Ogni mostra o progetto ha, per un tempo limitato, una forza aggregante. La mia comunita’ ideale cresce in un giardino di cactus, dove si possano originare conversazioni filosofiche, artistiche, politiche, biologia, diversita’ e resistenza.
AFF: Gli oggetti abbandonati e ritrovati nella tua mostra, diventano gruppo e creano nuove relazioni con lo spazio. La traccia audio, una meditazione guidata ispirata alla Gestalt, accompagna i visitatori alla scoperta di nuove relazioni. Vuoi parlarmi di questo elemento e perchè hai scelto la voce di tua mamma?
RNR: Diciamo che sono interessata al fatto che la voce della madre è solitamente il primo suono che si sente alla nascita. Inoltre mia madre ha un suono di voce molto squillante, un elemento di contrasto, con la natura ipnotica e calmante delle fantasie guidate.
AFF: In occasione della mostra, sei intervenuta in qualche modo sugli oggetti, trasformandoli? Assemblaggio, intervento scultoreo, presentazione?
RNN: Ho cercato di ricreare un ambiente fra un interno di una lavatrice bloccata nel tempo e un magazzino per giocattoli. La resina mi ha dato la possibilità di lavorare sulla trasparenza, mentre i colori scelti, rosa e blu, ricordano l’arredamento delle stanze da letto per bambini. E’ il senso di un allagamento, una moltitudine di relazioni, simile a quando si ritorna a casa dopo aver incontrato molte persone ma si rimane soli. Mi sa che tu la conosci bene questa sensazione dato che il tuo lavoro ti porta a viaggiare in continuazione, come fai a non perderti nella moltitudine di incontri?
AFF: Da sempre sono stata interessata a sperimentare luoghi e contesti diversi, culture, idiomi. Il mio lavoro di curatrice mi porta ad essere in costante movimento, ricerca, a volte sopraffatta dalla quantità di persone e contesti nuovi. Il mio antidoto e’ prendermi tanto tempo per me.
AFF: La religione afro-brasiliana Candomblè, riconosce la profonda influenza che gli oggetti possono avere sulla vita delle persone e su ciò che le circonda, ponendo in evidenza la capacità tipica del corpo migrante di trasmettere la propria cultura in Paesi diversi da quello di origine, divenendo al contempo fruitore delle culture con cui viene a contatto. Gli oggetti persi e ritrovati, mantengono tracce della propria cultura di origine. Come rispondono al contesto del Museo Apparente?
RNR: Questi oggetti sono stati abbandonati in un hotel, luogo d’incontro di culture, depositati in pacchi e contenuti in piccole buste. Potrei pensare all’idea di demolire le pareti all’interno di un condominio e mischiare le relazioni tra persone e cose in maniera diversa. Il Museo Apparente è così una casa ideale in cui non ci sono divisioni tra una stanza e l’altra. La cultura d’origine è un po’ come un amante eterno che vuole esser a te legato per sempre ma il cui amore deve essere tenuto a distanza per essere accettato.
AFF: Quali sono gli oggetti che ti circondano nel tuo studio?
RNR: Vari oggetti della mia casa d’infanzia, un ramo d’ulivo e una fotografia della capanna dove ho vissuto per due mesi in un villaggio rurale nel nord del Vietnam e ovviamente numerose scatole di oggetti ritrovati.

Si ringraziano:
Il Royal Group per i lost&found, l'Hotel Flora per I vassoi, Valeria D'Antonio e Sara Lupoli per esser diventate le perfette bambine della casetta perduta, Corrado Folinea per la scoperta marina condivisa, Delia Gonzalez e Renato Grieco per aver aggiunto i loro suoni alla voce di mia madre, Lisa Rossano per farmi attingere all'archeologia domestica della casa, Mario Mastropaolo per essere stato il mio terapeuta.

Raffaela Naldi Rossano, Napoli, 1990, è un’artista e ricercatrice napoletana. Vive e lavora fra Napoli e Londra, dove si è laureata con merito alla Goldsmiths, University of London, con una ricerca sulla identità post-storica e sulla trasmissione generazionale intitolata “Say Hallo Back to a Phantomatic Present: Perform Heritage and Inhabit History”. Raffaela è co-fondatrice e direttrice di Residency 80121. Mostre recenti includono: Exile Summer Camp Manifesta 5x5x5, Palermo, 2018 Elusive Archeologies, Biquini Wax, Mexico City, 2017.

Art Viewer
Falsh Art

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 Washing all the feelings away     
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 A door to the self     
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 A door to the self     
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 You complete me     
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 Borsa apparente per appuntamento    galante 
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 Leave me alone     
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 Sleeping together     
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 Sleeping together     
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 Panchina apparente     
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 Feelings served on a silver tray     
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